Ci piace riportare un racconto del  Maestro Cerchiai  sull'arguzia del reverendo Viviani pievano dal 1908 al 1944.

In questo troviamo  uno spaccato di vita nel periodo storico della Sfilata e ci permette sopratutto di ricordare con affetto il Maestro......

….......Era l'or di notte, una sera in cui il pievano stava centellinando il suo quartino di vino, dopo la parca cena, inpreziosita, la beva, dal sapore aspro e confortante del mezzo toscano.

L'or di notte.

La gente dei campi trascinava la sua fatica nelle case coloniche.

E mentre gli uomini si davano d afare intorno al “segato” per le bestie affamate, le donne attizzavano il fuoco sotto i paioli appesi ai grandi camini, a preparar panzanelle con qualche rinforzo di rigatino e mezzone.

E poi il rosario, e poi, giu',stecchiti tutti, sui materassi fruscianti delle foglie delle pannocchie.

Una scampanellata improvvisa e violenta, irritante e nervosa ruppe il silenzio incantato ed ovattato che avvolgeva le persone e le cose, e che, di solito, accompagnava le ritualità' serali del pievano fino alla lettura della Compieta del breviario.

Quella scampanellata isolita era, in genere, apportatrice di guai:

-  una vacca dal parto difficoltoso

-  un'incendio in un fienile

-  un contenzioso grave tra mezzadri o fra membri della sessa famiglia

-  un morente da consolare e confortare fino all'ultimo respiro

E lui, il pievano, a doversi alzare dalla poltrona rassicurante – e non era piu'un giovincello, e non aveva piu' il fisico di una silfide- prendere spifferi e correnti d'aria dalle porte aperte, traversare il cortile su un perfido acciottolato al lume incerto di una lucerna, discendere i lunghi gradoni verso il portone sprangato da un robusto palo inserito in due brecce opposte negli stipiti.

E giu' un'altra scampanellata urgente e insolente e perentoria.

Gia' le labbra del prete si muovevano a mugular silenziosi epiteti irriverenti all'indirizzo dei perturbatori, quando si ritrovo' davanti allo spioncino.

Lo spalanco' e ficco' gli occhi nell'oscurita' ormai incombente

Siamo figlie di Sant'anna, e chiediamo ospizio per la notte – cinguetto' come flauto dolce, una vocina adusa alle preghiere ed all'implorazione.

Due monachine si stagliarono nell'ultimo bagliore del crepuscolo, e comed'uso, una sola parlo', secondo le severe regole dell'ordine.

<<Di figliole sant'anna le aveva una sola. E a quest'ora l'era a letto!>>

Questa fu la gelida, impietosa lapidaria risposta di Don Viviani.

E lo spioncino si chiuse su due speranze deluse.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Febbraio 2010 14:32)